happysun980
Tuesday 22 April 2014

Era una ragazza particolare, sembrava tuta casa e chiese, e, nelle prime serate che iniziò a uscire con la nostra comitiva, non mi suscitò grande interesse.

Pian piano le cose però cambiarono. Non che io fossi molto più aperto di lei, anche io in genere, sono molto riservato, e forse poco di compagnia, o almeno lo ero, ma proprio quello forse mi portò ad avvicinarmi di più a lei.

Cominciammo a sentirci e chiacchierare su Facebook, e poi a uscire insieme in quelle serate di dicembre, quando io rientrato dall’università, facevo una lunga pausa prima di rientrare e sostenere gli esami. Carina tutto sommato: alta 1.65 magra poco seno ma un bellissimo culetto. Tre anni più piccola di me. Ma mano che la sera si usciva, acquistavamo sempre più feeling, e, le chiacchierate in chat, permettevano di abbattere alcune mura che di solito rimangono in un rapporto normale.

Un sabato sera rientrando a casa, la stavo riaccompagnando, decisi, di fermarmi in uno spiazzo poco illuminato, non mi andava di rientrare e soprattutto di lasciarla andare. Non so come sia, ma arriva il momento in cui non c’è più niente da dire, solo da fare. Non sapevo però come approcciare quel momento, comunque era pur sempre quella ragazza casa e chiesa che avevo conosciuto e, quell’impressione non era cambiata. Ancora.

Così decisi di approcciare semplicemente. “mi piaci”, e senza aspettare un suo sorriso, un suo gesto, una sua risposta, la baciai. Lei mi sorrise, comunicandomi quell’ “anche tu” che già sapevo, e allora non necessitando di altre parole presi a baciarla di nuovo, stavolta in maniera più intensa, al solito mio, abbandonandomi alle sensazioni che emergevano. Decisi di osare, e con la scusa dei grattini sulla pancia cercavo di perlustrare il suo corpo, ma ogni volta che arrivavo alle zone rosse, mi bloccava.

Oltre la pomiciata non va, fu questo il pensiero di quei momenti. Ed infatti fu così. Mi limitai ad accarezzarle le gambe, la pancia, la schiena, e a spingere di lingua. Arrivò un momento in cui sudò in maniera impressionante, pose la testa di lato e mi abbracciò forte, tremando, e mugolando. Si prese qualche minuto, poi senza dire nulla di più: portami a casa per favore. Rispettai quella sua richiesta e la nostra serata finì li.

Non ci sentimmo per qualche giorno. Poi quasi a fine anno, la chiamai, sapevo che avremmo trascorso il capodanno insieme con tutta la comitiva, quindi comunque ero certo di rincontrarla, ma volevo vederla. Così la chiamai e decidemmo di uscire, una semplice passeggiata ai centri commerciali per carità, ma comunque stavamo insieme. Quando uscimmo dal centro commerciale, pioveva a dirotto e c’era nebbia, per cui dopo una corsa verso l’auto decidemmo di rimanere li finchè la situazione non fosse migliorata. Avemmo l’occasione di parlare, poi decisi di riprendere con i massaggini e abbassandole il sedile mi autoinvitai a dividerlo. Lei non si fece pregare, si spostò io arrivai e ci coprimmo con i cappotti. Ripresi ad accarezzarla, sulle gambe, l’interno coscia, strusciando sul sesso, facendo finta di niente; lei lasciava fare, quindi continuavo ma senza superare. Sarebbe stato impossibile superare la barriera dei jeans, ma per ora pensai, poteva e doveva bastare. A volte mi capita. Mi eccito tanto e poi prendo a tremare. Mi sento bagnata sotto, come se scolassi, e mi imbarazza. Parlammo di sesso. Era vergine, non aveva mai visto un uomo nudo, non era mai stata nuda. Aveva sentito il sesso maschile solo attraverso gli strusciamenti durante le pomiciate ma nulla più. Parliamone. Le dissi. Non che fossi espertissimo in materia, ma in quelle condizioni, di sicuro ne sapevo di più.

Cominciammo a parlare e lei era curiosissima. Poi il mio nudismo venne fuori, e quindi parlammo anche di questo dell’imbarazzo che lei non sarebbe mai riuscita a superare; parlammo di profilattici, di peluria, di sesso orale, di sperma…sembrava affascinata come una bambina imbambolata davanti alla tv con l’ultimo cartone animato della Disney.

Riprendemmo a pomiciare, dopo tutta quella chiacchierata, lei la sentivo più rilassata, si fidava di me, e, decisi di giocare con lei, decisi di imparare ad ascoltare il suo corpo e quello altrui.

Così appena mi venne duro, cominciai a strusciarmi su di lei, sulla sua gamba, sul suo sesso. Lei rideva, si abituò a quella presenza così piano piano, le infilai la mano sotto la mia camicia e lei iniziò ad accarezzarmi a pelle. Dopo un po’ le tirai fuori la mano e gliela spinsi sul mio membro: lei sorrise, ma tolse la mano istintivamente. Tranquilla. È tuo. Non lo tiro fuori. Riprendemmo a pomiciare, e quando lei cominciò ad abbandonarsi, le ripresi la mano e la rimisi sul mio pisello. Dapprima lo accarezzo, poi lo strinse: aveva capito. Prese a massaggiarlo, mentre ricominciava a sudare, ad ansimare, stringeva le gambe, o meglio tentava di stringerle, ma io gli lasciai la mia in mezzo alle sue. Ansimò più forte e allora scesi con la mano: il suo interno coscia stava prendendo a fuoco, salì con la mano e gli detti un pizzicotto leggero sulla figa…

Inarcò la schiena, emettendo un gridolino soffocato. La lasciai, sola, aspettando che si riprendesse, si girò lasciandomi alla vista della sua schiena. Quando si riprese: ok ti riaccompagno a casa. Le dissi.

Lei sorrise, e tenendomi la mano in mezzo alle gambe non disse più una parola. Dopo capodanno ci salutammo in maniera molto veloce, io rientravo all’università e non ci sentimmo per qualche tempo.

Dopo un paio di mesi, tagliò il rapporto, mandandomi un sms in cui mi annunciava che era tornata col suo ex.